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Si tratta di due ex stabilimenti industriali a Fiumefreddo di Sicilia, in provincia di Catania, sotto sequestro ormai da anni a causa delle 4000 tonnellate di amianto interrato in 45 ettari di terreno e ancora nemmeno l’ombra di una bonifica

Le due strutture, in stato fatiscente e di abbandono, risalgono all’attività industriale degli anni Sessanta e sembrerebbe che, a parte l’amianto interrato, molte parti della struttura presenterebbero rivestimenti in eternit, frutto dell’edilizia degli anni Sessanta.

La drammatica situazione è stata segnalata più volte, negli ultimi anni, da Claudio Longo, segretario generale della CGIL Catania che ha diffuso i dati e i numeri del caso, battendosi affinchè venga alla luce questo problema.

Ecco la burrascosa storia delle due cartiere: la Siace dichiara il fallimento nel 1987 e fino al 1998 riversa in uno stato di abbandono e degrado, alla portata di tutti. Insomma l’area inizia a diventare una terra di nessuno.

Il primo sequestro risale al 1998 e nel 2000 la Provincia acquista la Siace per 17 miliardi delle vecchie lire ma nel 2008 arriva il secondo sequestro e nel 2012 il terzo e a due anni di distanza la Procura di Catania conclude le indagini.

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Riguardo la bonifica del terreno, nel 2010 la Provincia vince una gara d’appalto ma sembrerebbe che il materiale non venga rimosso in maniera corretta dato che negli ultimi anni è stata riscontrata la presenza di amianto interrato e sparso in giro per tutta l’area dello stabilimento.

Nel 2014 esce bando per la realizzazione di un parco integrato a tema da realizzare nell’area della Siace, con impianto turistici e ricettivi, per una cifra di 520 mila euro, ma nulla di tutto questo è mai stati realizzato.

 Ad oggi l’amianto giace ancora sottoterra, e stiamo parlando di 4000 tonnellate di materiale cancerogeno, una quantità ingente.

Per quanto riguarda la bonifica, si apprende dai media locali che un paio di anni fa il Comune di Fiumefreddo dichiarò di aver effettuato delle richieste di finanziamenti in passato, ma la Regione non avrebbe mai risposto ed era inoltre previsto un progetto di bonifica per 1 milione di euro.

 

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